Differenziata: cassonetti o portapporta?

30.06.2012 13:52

I metodi per fare la raccolta differenziata dei comuni sono diversi. Ma si possono racchiudere in due grandi categorie: Cassonetti stradali e Porta a Porta.

Nell’arco di questi anni ne ho sentito di tutti i colori chi è pro e chi è contro questi due modi differenti di eseguire la raccolta differenziata. Il metodo cassonetto prevede, come tutti sappiamo, la presenza dei cassonetti differeziati per colore nei quali i cittadini mettono la propria raccolta differenziata diversificata tra carta – plastiche – vetro – lattine ed umido, e la presenza di un contenitore diverso per l’indifferenziato. I colori dei cassonetti e le tipologie di materiali differenziati da accoppiare variano da città a città a causa delle diverse varietà di impianti che riceveranno i nostri materiali. Questo metodo ha un limite a prescindere dalla zona in cui viene applicato, a prescindere se si applica a piccoli comuni o a grandi comuni, a prescindere che siamo al Nord Italia o nel profondo SUD. Il limite è semplice: non funziona. Mi spiego meglio, l’obbiettivo della raccolta dei rifiuti è stabilito da norme europee, recepito dalle leggi nazionali ed in alcuni casi da leggi regionali (come nel caso della Sicilia) e questo obbiettivo parla chiaro, bisogna raggiungere il 65 % di raccolta differenziata ed il 50 % di materiale recuperato. Ebbene in tutta Italia dopo 20 anni di cassonetti stradali questi dati non si sono mai raggiunti, il massimo che si raggiunge è un misero 20 % di RD. C’è poco da fare i limiti sono evidenti, basta una singola persona che butta un rifiuto improprio o un sacchetto sbagliato che inficia il lavoro fatto da tanti cittadini, i cassonetti vengono messi in compattatori di grandi capacità che, se inquinati, inficiano ancora una volta il lavoro fatto da altre persone, e così via dicendo fino a conferire i rifiuti in discarica a spese della collettività. Questo sistema è funzionale alle discariche o agli inceneritori, noi stiamo a litigare tra di noi (spesso diciamo il cittadino catanese è un incivile, quello Napoletano pure, quello milanese né è un pò più pulito ma il risultato è questo). Il problema è di metodo, non c’entrano nulla i cittadini, il problema è tecnico.

I vantaggi del porta a porta sono innumerevoli: prima di tutto si riesce ad avere un controllo capillare del territorio, si identificano tutti i palazzi, si identificano gli amministratori di condominio, tramite i quali si comunica a cascata la tempistica della raccolta. Si forniscono i contenitori ed i sacchetti e la raccolta avviene casa per casa, porta per porta appunto. L’operatore, se ben educato, insieme ad un gruppo di volontari che accompagnano il cittadino verso un cambio totale di gestione controllano capillarmente tutto il processo, i cassoni di raccolta dei sacchetti  sono più piccoli e poi vengono scaricati in cassoni più grossi. La raccolta dei materiali avviene in giorni diversi e la forma migliore ad oggi è vetro un giorno, carta cartone plastica e lattine un altro (secco), un giorno l’umido ed infine l’indifferenziato. Una volta a settimana si raccoglie il secco, due o tre volte a settimana l’umido ed una volta l’indifferenziato (queste cadenze sono possibili perché il vero problema dei rifiuti è l’umido, tolto quello la raccolta può avvenire con le cadenze che ho detto). Così facendo si riducono drasticamente i cosìdetti rifiuti impropri (televisori, modili, fanali delle macchine, copertoni e chi più ne ha più ne metta) che fanno schizzare alle stelle le quantità di rifiuti prodotte dalle città e che fanno invece la gioia dei proprietari delle discariche. Anche in questa forma di raccolta c’è un aspetto negativo, che è costituta dal fatto che si possono formare microdiscariche nelle campagne o che i rifiuti vengano conferiti nei paesi limitrofi in cui ci sono i cassonetti. Con questo sistema comunque si raggiunge l’obbiettivo prefissato nel giro di pochi mesi (due o tre) e questo funziona al Nord, al centro ed al Sud.

Questo dunque è il metodo per il futuro, ciascuno di noi deve pretendere che si passi al porta a porta nelle nostre città. Tutto questo però deve essere necessariamente accompagnato da una seria, massiccia e capillare campagna di informazione che accompagni il cittadino per mano in una strada completamente nuova e per far questo ci vogliono competenze diversificate e tanto tanto coraggio da parte dei sindaci.

Ciò che spesso non si considera infatti è che i Sindaci hanno, nel corso degli anni, utilizzato anche la gestione dei rifiuti come bacino di voti potenziali, hanno assunto migliaia e migliaia di persone che molto spesso non compiono il loro dovere, hanno fatto accordi con le discariche che, con le buone o con le cattive tangono sotto scacco matto le amministrazioni da Nord a Sud, anzi a Nord ed in molte parti del sud ci sono anche gli interessi degli inceneritori e dei grandi imprenditori e delle multinazionali che vogliono che i rifiuti vadano a finire nella caldaia così da bruciarli.

Il porta a porta ci piace sicuramente, ma senza un cambio radicale di cultura a diversi livelli il rischio di tornare indietro è molto alto.

Gli osservatori, che siano istituiti come prevede la delibera Rifiuti Zero o che siano istituiti per volontà delle amministrazioni (come nel caso di Catania), in cui sono seduti tutti gli attori: amministratori, ditta che esegue la raccolta ,ed “attivisti” delle associazioni di società civile, che dovrebbero rappresentare gli interessi dei cittadini, possono essere utili se gli attivisti portano alle amministrazioni le ragioni dei cittadini e segnalano le disfunzioni in un rapporto dialettico e di reciproco rispetto. Quello che non deve accadere è il contrario, e cioè che l’attivista diventi il portavoce delle amministrazioni comunali nei confronti dei cittadini. O che peggio ancora l’osservatorio serva all’amministrazione ad addomesticare la società civile in un perverso e sottile gioco che rende tutti perdenti nei confronti delle gerazioni future.

 

Pulviscolo Discolo

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